
Italia. L’esito del voto referendario degli italiani all’estero, e in particolare il prevalere del Sì nelle Americhe, conferma una tendenza già riscontrata in altre consultazioni e riflette una dinamica peculiare del rapporto tra comunità italiane nel mondo e rete consolare.
Nel referendum 2026 sulla giustizia, nelle circoscrizioni estere il Sì si è attestato complessivamente al 56,3% circa, con un’affluenza intorno al 28,5%, contro un quadro nazionale in cui ha prevalso il No oltre il 53%. Nella ripartizione America settentrionale e centrale il Sì supera il 57% (57,6% secondo le elaborazioni sulla base dei dati Eligendo), con un’affluenza poco superiore al 22%, mentre in America meridionale si registra un risultato quasi plebiscitario: qui il Sì sfiora il 73% (72,86%), con la partecipazione più alta fra tutte le ripartizioni estere, intorno al 33–34%. Si tratta di valori che confermano una propensione ormai consolidata delle comunità italiane nelle Americhe a sostenere le riforme sottoposte a referendum, spesso in controtendenza rispetto al voto espresso in Italia.
Questa dinamica emerge chiaramente anche guardando all’evoluzione nel tempo. Nel referendum costituzionale del 2016, legato alla riforma Renzi-Boschi, mentre in Italia il No vinse con circa il 60%, gli italiani all’estero scelsero invece il Sì con una percentuale intorno al 65% (64,7%), premiando una riforma poi bocciata dal corpo elettorale nazionale. Nel 2020, sul taglio dei parlamentari, il Sì all’estero salì addirittura a quasi l’80% (78,2%), con un’affluenza di poco superiore al 23%, in linea ma più marcata rispetto al consenso registrato sul territorio nazionale. Se si considera che già nel 2006, al primo referendum costituzionale con voto per corrispondenza all’estero, la partecipazione oltreconfine sfiorava il 28–31% e il voto risultava più equilibrato (No al 52,1%) rispetto al netto rifiuto registrato in patria, si delinea un trend: l’elettorato AIRE partecipa in misura relativamente stabile e tende sempre più a sostenere “il cambiamento” quando formalizzato in una proposta di revisione costituzionale.
In questo quadro, il Sì delle Americhe nel 2026 non è un’eccezione ma l’ultima tappa di una curva che nel tempo ha visto crescere la fiducia riformatrice degli italiani all’estero. La sequenza dei referendum costituzionali – 2006, 2016, 2020, 2026 – mostra come, con il consolidarsi del voto per corrispondenza e dell’organizzazione consolare, la distanza psicologica dal centro politico italiano venga colmata da un rapporto di fiducia con le istituzioni che chiedono il voto.
Per gli italiani all’estero, il plico inviato dal consolato non è solo un modulo da restituire, ma la prova tangibile che lo Stato si ricorda di loro: un gesto che viene percepito istintivamente come positivo, come “cosa buona”. Così, una richiesta di voto che arriva dal consolato tende a essere interpretata come un invito a partecipare a un processo utile e legittimo, più che come un terreno di scontro politico: e quando questo accade, la risposta dei connazionali nelle Americhe, nel tempo, è quasi sempre un sì di fiducia, che sigla e rafforza il legame con il Paese d’origine.
31-03-2026
Autore: Dante Fasciolo
italodominicano.tv

